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La “Camera sepolcrale” è rettangolare. Probabilmente venne usata come tomba familiare per una comunità di allevatori stanziali, che vivevano nei paraggi, per un periodo che va dal 3400 al 1800 a.C..
Intorno alla “Tomba a galleria” c’è una necropoli preistorica costituita da una decina di pietre orizzontali e tre in posizione verticale. Si presume che sia stata utilizzata sino alla la prima parte dell’Età del Ferro.

A sud dell’area “Patrimonio dell’Umanità” si trova la piccola località di Stora Anras. Dove, in mezzo ad un bosco, si incontra un grande masso erratico con inciso sopra un piccolo labirinto del modello, che come si vedrà tra poco, viene chiamato “Baltico”. Chi l’ha inciso e perché?
Persino all’interno del centro abitato di Tanum si possono vedere tumuli preistorici, alcuni mai scavati dagli archeologi.

Lasciata la cittadina, percorriamo la strada in direzione del mare, tra le dolci ondulazioni del paesaggio, costellato da boschi di caducifoglie, finché si incontra un’altro incredibile sito megalitico. Quello di Greby, a poca distanza (dal sito stesso si scorge il campanile della parrocchiale) dal paese di Grebbestad.

E’ un luogo bellissimo. Vederlo nel primo pomeriggio, con una luce tutta particolare, crea una suggestione davvero unica. Immersi in un silenzio ancestrale, sotto un cielo azzurro, solcato lentamente da maestose nuvole provenienti dall’Oceano.
Sembra di trovarsi, improvvisamente, catapultati in un’altra Era. In cui gli uomini vivevano in stretta relazione con le Forze più arcane della Natura.

Abbiamo passeggiato a lungo tra quei monumenti. Testimoni silenti di un tempo lontano in cui gli uomini innalzavano al cielo quei giganti di pietra.

Attorno a noi decine di menhir di tutte le dimensioni e forme.

Alcuni superano abbondantemente i due metri e mezzo di altezza. Altri sono enormi lastre di pietra disposte a guisa di varchi, di porte. Ma porte verso cosa?
Perché gli antichi abitatori del Bohuslän scelsero proprio quel luogo per erigere i megaliti? Era certamente un luogo sacro, dove officiavano i propri riti. Ma pure vi seppellivano i propri morti. Come dimostrano le gobbe del terreno, che altro non sono che antichi tumuli sepolcrali.

La necropoli di Greby è la più grande dell’intero Bohuslän. In totale ci sono più di 180 tumuli visibili. Ma il numero reale è certamente più elevato.
Una leggenda vuole che vi siano sepolti dei guerrieri scozzesi uccisi dopo una scorreria dalla popolazione locale.

Ma in realtà gli archeologi (a cominciare dal celebre Oskar Montelius, figura di spicco dell’archeologia svedese, che nel 1873 scavò i primi undici tumuli di Greby) hanno dimostrato che si tratta di tombe risalenti all’Età del Ferro riconducibili a genti stanziate in quell’area e dedite ai commerci oltre mare.

Probabilmente presso Greby c’era un sito commerciale associato ad un ampio cortile in cui venivano scambiate merci e prodotti nel Bohuslän con altre provenienti da tutta l’Europa settentronale.
Greby, secondo gli studiosi, risalirebbe al V – VI secolo d.C.; non sarebbe, quindi, così antica come potrebbe apparire a prima vista.
Ma sono state avanzate pure altre ipotesi secondo le quali alcuni dei megaliti di Greby sarebbero ben più antichi. Ovvero, sarebbero stati trovati già in situ dagli abitanti del Bohuslän del V e VI secolo d.C.. Certo, lascia pensare che, mentre da noi in Italia quei secoli furono quelli del crollo dell’Impero Romano, un epoca di ferro e di fuoco, di violenza, in cui si dissolse la Civiltà Classica; lassù sulle coste del Mare del Nord viveva una pacifica popolazione, dedita ai commerci, che non inumava i propri defunti con corredi di guerra e che continuò ad innalzare verso il cielo colossi di pietra, così come avevano fatto per millenni e millenni i propri antenati.

IL LABIRINTO DI ULMEKÄRR
Lasciata con un certo rammarico l’atmosfera sospesa nel tempo di Greby, abbiamo ripreso il tragitto per raggiungere un altro luogo mitico del Bohuslän; il Labirinto di Ulmekärr, “Labyrint Ulmekärr” in svedese.

Entrati a Grebbestad, in prossimità della grande parrocchiale e del suo cimitero, abbiamo svoltato a destra, direzione nord. Ad un certo punto la strada ha iniziato a costeggiare, sulla sinistra, una sorta di terrazzamento naturale.

Waist Women Baggy Solidi High Pantaloni Colori Donna Tempo Palazzo Grazioso Libero Pantaloni Leggero Pantaloni Rosso Giovane Irregular Accogliente Culotte Anaisy Elegante Pants Estivi Un cartello con rappresentato il simbolo dell’”Anello runico” che in Svezia indica un sito storico o archeologico, ci ha invitato a fermarci. Per ha parcheggiato la sua “volvo “in uno spiazzo sulla destra della carreggiata.

Attraversiamo la strada deserta ed una breve scalinata ci permette di superare il dislivello del terreno. Davanti a noi, quasi confuso con l’erba del prato cresciuta in mezzo ed attorno, ecco, finalmente, il Labirinto di Ulmekärr

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Il Labirinto di Ulmekärr viene considerato uno dei meglio conservati di tutta la Svezia.
“I Labirinti sono tra i nostri siti antichi più enigmatici” spiegano gli archeologi svedesi “Il più antico fu probabilmente realizzato in epoca preistorica”.

Labirinti di pietre come questo di Ulmekärr rientrano nella categoria dei cosiddetti “Labirinti Baltici”, noti nell’Europa Settentrionale anche come “Ruote del Baltico”.
Così chiamati perché si trovano numerosi (e fino a qualche tempo fa erano visibili a migliaia) soprattutto sulle rive del Mar Baltico (costa orientale della Svezia, Finlandia e Paesi Baltici). Ma diffusi pure in tutta la Scandinavia, la Germania settentrionale, la Carelia, la Penisola di Kola e l’arcipelago della Solovetsky.
Il più settentrionale si trova sull’Isola di Ishavs nella Novaya Zemlya.

I labirinti scoperti sulle Solovetsky, isolette del Mar Bianco in Russia, sono stati mesi in relazione dal ricercatore italiano Marco Bulloni con la forma della mitica Atlantide, che lui identifica proprio con l’isola Gran Solovetsky, la più vasta dell’arcipelago al limite del Circolo Polare Artico.
L’inglese Jeff Saward, uno dei maggiori esperti di labirinti al mondo, ritiene che il modello “Baltico” derivi dal disegno archetipo del cosiddetto modello “Classico” (infatti in inglese viene chiamato pure “Classical”), presente però sia nella versione circolare che quadrata o rettangolare. Generato da un percorso palindromo che forma, generalmente, sette circonferenze. Sebbene venga definito impropriamente pure “Cretese” questo modello di labirinto è in realtà molto più antico e diffuso tra civiltà lontane tra loro nel tempo e nello spazio.

“La stragrande maggioranza dei labirinti di pietra nei Paesi Nordici non risale all’epoca preistorica. Devono avere una età inferiore a 1000 anni. Anzi alcuni sono più tardi, risalendo al XVIII, XIX ed addirittura al XX secolo” spiega lo studioso svedese di Labirinti John Kraft (“Labyrinths in pagan Sweden” in “Caerdroia 21”, 1987 – www.labyrinthos.net) “Esiste però un piccolo gruppo di labirinti di pietra in Svezia che potrebbero avere una età più impressionante. Sfortunatamente non vi è alcuna prova reale che dimostra che siano stati costruiti nei tempi pagani; ma ci sono diversi indizi che puntano in questa direzione”.

I “Labirinti baltici”, quindi, risalgono ad epoche diverse e sono di difficile datazione. Alcuni ancora oggi vengono creati da appassionati e cultori della materia.
In molte chiese medievali scandinave e finlandesi (ad esempio, in Svezia, a Ganthem, Hablingbo e Lye sull’isola di Gotland, oppure a Ostra Karup e nella Mariakyrka a Bastad nella regione dello Skania o nella chiesa di Sorunda nel Sodermanland, mentre in Finlandia nella Maariakyrkko a Turku) il modello “Baltico”, invece che con pietre e sassi è stato realizzato, probabilmente da monaci, affrescandolo sull’intonaco delle pareti interne.

“Nel sud della Svezia ci sono 17 – 18 siti con labirinti che sembrano appartenere a questo gruppo più antico” prosegue John Kraft (“Labyrinths in pagan Sweden” in “Caerdroia 21”, 1987 – www.labyrinthos.net) “Alcuni esistono ancora, altri sono stati distrutti molto tempo fa, altri sono indicati soltanto dai toponimi”.

Ma dei labirinti di pietre più antichi si ignorano gli artefici.
Quelli preistorici si trovano di frequente nei pressi di siti megalitici. Proprio come ad Ulmekärr.
A settentrione del labirinto sorgono alcuni tumuli e si possono ancora vedere le buche dov’erano infissi alcuni menhir. Vennero rimossi nel 1800 per essere utilizzati per costruire un ponte nelle vicinanze.
Ma, pur trovandosi nei pressi di tumuli, ”i labirinti non sono tombe” precisano gli archeologi svedesi “alcuni labirinti sono stati scavati ma non è stato mai trovato nulla che potesse far luce su di essi e sulla loro funzione”.

E questo dovrebbe servire da monito ed insegnamento a coloro, soprattutto dalle nostre parti, che ritengono di poter datare un sito soltanto sulla base di ciò che trovano o non trovano nello stesso o nelle sue immediate adiacenze.
E’ probabile che i “Labirinti baltici” venissero utilizzati per vere e proprie processioni apotropaiche o riti di fertilità o, ancora, per propiziarsi una battuta di caccia o di pesca.
Questo utilizzo è stato ipotizzato dagli svedesi proprio per il Labirinto di Ulmekärr.

Tornando a Ulmekärr, altri ricercatori svedesi ritengono invece che il labirinto sia stato realizzato in quel punto, in quanto vi si troverebbe un “nodo” delle “Ley-lines”, di correnti sotterranee di energie telluriche. Che risalirebbero in superficie in prossimità del centro del labirinto stesso.

Lasciato il sito di Ulmekärr ritorniamo alla cittadina costiera di Grebbestad e da qui prendiamo la strada litoranea che si snoda tra baie e piccole insenature, attraversando graziosi villaggi di pescatori, meta durante l’estate del turismo balneare.
Merita una menzione particolare il pittoresco villaggio di Fjällbacka, dominato da un curioso promontorio roccioso, alto 70 metri, chiamato Vetterberget.

Il Vetterberget domina la piazza principale del paese dedicata alla grande attrice Ingrid Bergman, indimenticabile protagonista di film come “Casablanca” o “Notorius”, che proprio qui a Fjällbacka aveva una casa per le vacanze. Al centro della “Ingrid Bergmans torg” è stato collocato un busto dell’attrice scolpito nel 1983 da Gudmar Olovson.
Dopo Fjällbacka tocchiamo il paesino di Hamburgsund e passiamo accanto alle “Homborgs slottsruins”. Il territorio circostante è ricchissimo di siti archeologici, come indicano i numerosi segnali con il “Nodo runico”. Ci vorrebbe una settimana intera solo per vederli tutti.

Proseguiamo verso il Bottenfjorden che segna il confine meridionale del territorio del comune di Tanum (“Tanums kommun”).

Ma prima , in un ampia pianura che si apre tra boschi, pascoli e la costa rocciosa, incontriamo la Svenneby kyrka. Ma non è questa chiesa in stile neogotico risalente al XIX secolo che ci interessa. Bensì la “Svenneby gamla kirka”. Ovvero la “Chiesa vecchia di Svenneby”.

Si tratta di una delle chiese più antiche dell’intero Bohuslän, se non, addirittura, la più antica in assoluto.
Costruita all’inizio del 1100, è stata il centro del territorio per nove secoli. Il campanile con l’orologio, costruito sulla collina a fianco della chiesa, risale invece al 1200.

La chiesa è stata costruita secondo lo stile anglosassone, che si concretizza nelle volte basse ed un lungo edificio rettangolare orientato verso est. Si entrava da dove tramonta il sole, dalle tenebre, e si andava verso dove sorge, verso al Luce.
Nel corso del tempo, al chiesa ha subito alcune modifiche. Il portico in legno è successivo al XVIII secolo.
La chiesa ha quattro sculture medievali. I dipinti del soffitto, realizzati nel 1714 dal pittore di chiese J. Alstedt, hanno tre soggetti biblici.
La ”Pala d’altare” è della stessa epoca e ritrae Gesù durante l’Ultima Cena.
Il ”Fonte battesimale”, che in precedenza era posto presso l’ingresso, realizzato in pietra ollare risale al 1100 e proviene, probabilmente, dalla Norvegia.

Si tenga presente che il Cristianesimo venne introdotto in Svezia non prima delll’inizio del XI secolo e della fine della cosiddetta ”Età Vichinga” (800-1000 d.C.).

Nel 1008, il re Olof Skotkonung (+1020) si fece battezzare assieme ai due figli (e suoi successori) Anund Jacob (+1050) e Edmund (+1060) presso il ”Pozzo di Husaby” nel Västergötaland.
Quindi la chiesa di Svenneby è di poco posteriore allo storico episodio ed all’arrivo del Cristianesimo anche nel Bohuslän.

Il nostro viaggio nel Bohuslän, nei siti più significativi tra quelli da noi visitati nell’ottobre 2011, volge al termine.

Ormai siamo sulla strada di ritorno per Uddevalla. Sul comodo (e gratuito, come le autostrade!) traghetto attraversiamo il Gullmarnfijord (Foto 58) e lanciamo un saluto alle terre della Svezia sud-occidentale (Foto 59). Un arrivederci all’anno successivo.

La Scandinavia è così immensa che di misteri da scoprire ce ne sono a bizzeffe.
Quali saranno i prossimi enigmi su cui indagare?

Giancarlo Pavat – Sonia Palombo

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One Comment:

  1. Milena Rabagliati

    Ottimo articolo. Complimenti. Un vero reportage di viaggio come erano soliti fare i viaggiatori di un tempo. Chatwin inimitabile, però!
    Essendo anch’io una grande viaggiatrice mi permetto di darvi un consiglio che poi è anche una richiesta.
    Perchè a questi pezzi non allegate anche le informazioni necessarie (voli, alberghi, prezzi imbarcazioni ecc.) per poter seguire il medesimo tragitto raccontato? Non sono mai stta nella regione svedese (ma solo a Stoccolma) descritta nell’articolo e mi sembra molto interessante. Mi piacerebbe visitarla. Potete fornirci le informazioni utili?
    Grazie.
    Milena.